Storia e cultura polacca

La Polonia è stata per tutta la storia il ponte tra l’europa occidentale e orientale, tra cristiani e ortodossi, tra comunisti e capitalisti e proprio per questo la sua cultura e le sue abitudini sono influenzate da entrambe. Cerchiamo allora di delineare il carattere della nazione polacca. Innanzitutto si definisce nazione come  “collettività etnica di individui coscienti di essere legati da una comune tradizione storica, linguistica, culturale, religiosa” (definizione del corriere della sera) e i polacchi sono una nazione fortemente omogenica senza mescolanze di etnie, dovuto agli eventi della seconda guerra mondiale. Più del 95% della popolazione residente in Polonia dichiara il polacco come propria lingua madre e il cattolicesimo come propria fede.

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Polacchi contro i Turchi

Il Cattolicesimo ha svolto nella storia polacca un ruolo molto importante diventando un’identità nazionale. Questo sentimento di appartenenza a una religione deriva dallo scontro tra ottomani e polacchi nel XVI secolo. In questa battaglia i polacchi sono riusciti a fermare l’avanzata degli ottomani (musulmani) dimostrandosi l’ultimo baluardo del Cattolicesimo e rimanendo tale per molto tempo. La Chiesa ha in seguito cercato di mantenere la propria influenza per tutto il corso della storia in questo paese perché la Polonia si trova proprio a metà tra i protestanti luterani (Germania) e gli ortodossi (Russia). Il sentimento religioso per cui ha impregnato la storia del paese facendo identificare i polacchi nel Cattolicesimo e questo ha permesso di far rimanere unito il popolo nonostante la nazione sia stata spartita più volte.

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Napoleone

Infatti dopo le guerre polacche-ottomane, sebbene i Polacchi siano riusciti a vincere, si sono ritrovati stremati e molto indeboliti. Di conseguenza, nel 1772 ci fu la prima spartizione della Polonia tra l’Austria, la Prussia e la Russia e nel 1795 il paese scomparve del tutto. Fu solo con Napoleone agli inizi del’ 800 che la Polonia ritornò ad essere indipendente sotto il ducato di Varsavia, che però non comprendeva tutto il paese. Ma in questi territori esisteva una lingua diversa dalle potenze dominatrici, il polacco appunto, e, aggiungendo anche la componente religiosa, si poteva considerare l’esistenza di un popolo polacco con il diritto di avere una propria nazione.

Dopo la caduta di Napoleone, fu il periodo della storia in cui nacque in tutta europa il nazionalismo e si iniziò ad essere più sensibili sulla questione dei polacchi, ma questo non bastò ad evitare un’altra partizione della Polonia: nel 1832 entrò sotto il dominio russo e nel 1842 Cracovia fu annessa all’Impero Austro-Ungarico, rimanendone segnata soprattutto nell’architettura. Queste continue divisioni determinarono un miscuglio di etnie che modificò lentamente il fenotipo polacco, ma il sentimento di appartenenza a un’unica nazione, derivato dalla lingua e dalla religione, diventava sempre più forte.

Ecco allora che dopo la prima guerra mondiale con la caduta degli imperi centrali la Polonia ritornò ad esistere, ma per sua sfortuna le venne affidato il corridoio di Danzica, che divideva la Germania occidentale dai suoi territori orientali e che fu il casus belli della seconda guerra mondiale. Nel 1939 URSS e Germania si divisero la Polonia con il patto Molotov-Ribentropp e la Polonia dopo appena vent’anni di vita smise di esistere per l’ennesima volta. fu il periodo della storia più triste per la Polonia. L’occupazione tedesca fu orribile e molto opprimente per il popolo polacco, un regime spietato e senza pietà (basti pensare ad Auschwitz) tant’è che l’avanzata dell’armata rossa venne vista come l’unica speranza di libertà. Ma la realtà dei fatti disilluse le aspettative dei polacchi, il regime comunista installatosi in tutta l’europa centrale, sebbene avesse creato le “repubbliche democratiche” non fu molto diverso dal regime nazista, anzi per molti aspetti fu proprio la stessa cosa: esportazioni in campi di concentramento, esperimenti sulle persone, limitazioni della libertà, un secondo regime dittatoriale con l’unica differenza che questo aveva vinto la guerra e quindi i sovietici erano considerati degli “eroi” della storia.

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Walesa, fondatore del Solidarnosc

Dopo 51 anni di regimi autoritari la Polonia non si arrese e invece di essere indebolita ne uscì ancora più rinforzata grazie anche al Papa Karol Wojtyla: in questo modo l’identità nazionale si rafforzò e si unì al sentimento religioso un forte sentimento di indipendenza e ribellione contro il regime comunista. Fu proprio la Polonia la prima a muovere i passi contro i Sovietici, grazie a Walesa, rappresentante del sindacato cattolico Solidarnosc. Grazie a lui, la Polonia riuscì a sconfiggere il comunismo e diede coraggio a tutta l’Europa dell’est. Tutti questi eventi hanno caratterizzato i Polacchi che ora vogliono dimostrare all’Europa intera che sono una forte e stabile nazione.

Dopo essere entrati nella comunità europea hanno sfruttato tutti i fondi per ricostruire il Paese ispirandosi alle grandi potenze occidentali. I polacchi ora sono legati da un forte senso di appartenenza ad un’unica comunità, non più legato alla religione ma anche agli ideali di libertà e democrazia rafforzatisi dopo i due regimi, nazista e comunista. Le nuove generazioni non hanno più nessun senso di rancore, sentimento tipico di quei Paesi che perdono tempo ad “odiare” personaggi del passato che ormai non esistono più, Paesi che non riusciranno mai a crescere come Nazione, ma saranno sempre vincolati a cause inutili, deboli e facilmente soggiogabili. I giovani Polacchi invece sono molto diversi, parlano fluentemente l’inglese, che è la prima caratteristica di un popolo dinamico, e sono pronti a creare una nuova propria cultura senza dimenticarsi del passato e della propria storia, ma volgendo lo sguardo al futuro della propria Nazione.

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